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Spahi
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Gli mwbqSpahi, anche mwbgSipahi (mwbwturco ottomano mwcasipâhi, سپاهی, dal mwcqpersiano mwcgsepâhi, سپاهی, lett. "soldato"), erano la mwcwcavalleria pesante dell'mwdaImpero ottomano, contrapposti ai mwdqcavalleggeri mwdgAkinci/mwdwDeli.

Si dividevano in "cavalleria feudale", i mweqmwegtimarli sipahi (da mwewmwfatimar, il feudo ottomano), e la "cavalleria della mwfqPorta", i mwfgmwfwkapikulu sipahi al diretto comando del mwgasultano di mwgqCostantinopoli.

Gli mwgwSpahi apparvero a partire dal mwhaXIV secolo e scomparvero nel mwhqXIX secolo.

Contents

Storia
Note

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Etimologia del nome

La parola di mwiqlingua turca ottomana mwigsipâhi (سپاهی) deriva dalla mwiwlingua persiana mwjasepâhi (سپاهی) letteralmente "soldato". Il termine passò successivamente ad indicare la truppe indigene a cavallo arruolate in loco dalle potenze coloniali (il termine inglese mwjqsepoy ed i francesi mwjgcipaye e mwjwspahi derivano dal medesimo ceppo linguistico di Spahi)cite-ref-1[1].

Famosi furono gli mwlqspahis della mwlgLibia italiana, che si distinsero nella mwlwguerra d'Etiopia nel 1935-1936.cite-ref-2[2]

Storia

Nella seconda metà del mwngXIV secolo il sultano mwnwMurad I iniziò a premiare i militari che si erano distinti in battaglia assegnando loro l'usufrutto delle terre dei paesi conquistati. Gli mwoaSpahi (talora detti anche Spahis) ricevevano delle proprietà rurali relativamente piccole, che inizialmente amministravano personalmente. Altre parti venivano loro offerte dai contadini delle popolazioni sottomesse. In compenso gli Spahi dovevano andare in guerra per il Sultano tutte le volte che ne erano da questi sollecitati. Essi dovevano provvedere con mezzi propri all'acquisto dell'armatura, delle armi e dei cavalli. A seconda della grandezza del proprio mwoqTimar ciascun Spahi era tenuto a portare con sé in battaglia fino a sette ausiliari (mwogcebeli) che doveva equipaggiare, armare ed addestrare a proprie spese. Con questo sistema i sultani riuscirono a mettere insieme eserciti anche superiori numericamente a quelli delle potenze cristiane.

Diversamente dai feudatari europei, gli Spahi non potevano trasmettere in eredità i loro mwpqTimar o trasferirli a terzi. Ognuna di queste proprietà militari era stata data dal sultano al singolo combattente e rimaneva quindi nelle mani del rispettivo titolare al quale la dirigenza militare decideva di assegnarla. In questo modo nell'impero ottomano non si poté sviluppare alcuna nobiltà rurale che come classe padronale potesse interporsi fra il sultano ed i suoi combattenti.

Si trattava dei titolari dei mwpwfeudi militari detti “mwqamwqqTimar”. Essendo usufruttuari di questi feudi dovevano prestare servizio nell'esercito del Sultano. Fra i secoli XIV e XVII costituivano una parte significativa del nucleo dell'esercito ottomano. La formazione delle armate ottomane è rappresentata da una mezzaluna: gli Spahis vengono rappresentati come le punte di questa figura. Dalla loro posizione nello schieramento, questi reparti di cavalleria avevano il compito in battaglia di circondare il nemico e poi colpirne il centro della formazione. Nello schieramento dell'esercito ottomano il centro era costituito dai mwqggiannizzeri.

L'estinzione degli Spahi ebbe cause economiche e militari. Nel XVI secolo erano a disposizione del sultano circa 100.000 combattenti fra mwraSpahi e Cebeli, mentre nel secolo successivo si erano ridotti a 30.000. L'aumento dell'importanza della fanteria e dell'artiglieria nella tecnica militare del XVI secolo rese la cavalleria mwrqSpahi sempre meno idonea. I sultani concentrarono la loro attenzione sui giannizzeri, che da allora in poi costituirono la parte più importante dell'esercito. Inoltre l'mwrgImpero ottomano aveva raggiunto l'apice della sua potenza e non rimanevano più molte terre occupate da assegnare come Feudo militare e per di più mancavano i grossi bottini di guerra di una volta che avevano costituito gli introiti degli Spahi.

Infine le crisi economiche condussero ad una forte riduzione delle rendite dei mwsaTimar mentre contestualmente i costi degli equipaggiamenti aumentavano. Diminuì quindi sia il patrimonio che l'entusiasmo degli Spahi a fornire delle prestazioni belliche regolari. La qualità degli equipaggiamenti si impoverì e molti proprietari di mwsqTimar cercavano, riuscendoci grazie alla diffusa corruzione ed al cattivo stato dell'amministrazione ottomana, di evitare di essere classificati come tali e quindi dover rispondere alla chiamata.

Soprattutto nel XVII secolo gli mwswSpahi vendevano o davano in locazione parti dei loro mwtaTimar a grandi proprietari terrieri senza che la Sublime Porta prendesse delle misure contro di loro. Altri lasciavano in eredità, contro la regola, i loro mwtqTimar e spesso le autorità si “dimenticavano” di esigere dagli eredi il rispetto dell'obbligo di servizio militare. In tal modo il sistema andò lentamente in rovina.

I mwtwCebeli, inizialmente combattenti al seguito degli mwuaSpahi, diventarono unità militari mercenarie, che non avrebbero mai potuto sostituire i loro precedenti signori per quanto riguarda le capacità di combattenti e la disciplina. Sotto mwuqSolimano III (mwug1789 – mwuw1807) rimanevano ancora circa 2.000 mwvaSpahi.

Equipaggiamento

Panoplia

Si trattava di cavalleria bardata, a differenza di quella più agile medio-orientale, ma comunque dotata di mwwgcavalli più veloci di quelli da carica con pesanti bardature, tipiche della cavalleria pesante mwxamedievale occidentale. Erano soldati capaci sia di tirare con l'mwxqarco (quindi arcieri a cavallo) sia di caricare con la mwxglancia, fissa sulla spalla ed i piedi ben piantati sulle mwxwstaffe, come i loro colleghi cavalieri mwyaeuropei. L'armamento subì lentamente l'evoluzione delle armi.

Unità militare sorta in epoca mwygtardomedievale impegnata con ruolo attivo in operazioni militari durante tutta l'mwywEtà Moderna, gli mwzaspahi hanno militato nelle file dell'mwzqmwzgOsmanlı İmparatorluğu Ordusu facendo ricorso alle armi più disparate:

• l'mwaqarco composito mwagturco, arma distintiva dei cavalieri turchi sin dal tempo dei mwawSelgiuchidi, fu ampiamente utilizzato dagli mwbaspahi; tanto quanto
• il mwbgmwbwkilij, la mwcascimitarra turca, il cui uso poteva però, a discrezione dell'utente, essere alternato alla mwcqmwcgshamshir, la scimitarra persianacite-ref-3[3];
• la mweapistola a ruota, arma precipua della cavalleria pesante europea nel XVI secolo, ebbe rapida diffusione tra i ranghi degli mweqspahi, abituati a combattere contro i mwegcorazzieri ed i mwewraitri degli Asburgo nei Balcani;

Note

cite-note-11. Harper, Douglas, "mwhaSepoy", in Online Etymology Dictionary.
cite-note-22. mwiamwiqmwigMuseo Storico dell'Arma di Cavalleria di Pinerolo: Spahis e Savari (con immagini), su mwiwmuseocavalleria.it. mwjaURL consultato l'8 gennaio 2017 mwjq(archiviato dall'mwjgurl originale il 26 maggio 2015).
cite-note-33. Nicolle, David (1983) [e] McBride, Angus, mwkgArmies of the Ottoman Turks 1300–1774, Oxford, Osprey Publishing, ISBN 978-085045-511-3, p. 22.

Bibliografia

• Agoston, Gabor (2006), mwlwBarut, Top ve Tüfek Osmanlı İmparatorluğu'nun Asker Gücü ve Silah Sanayisi, Istanbul, Tanju Akad, ISBN 975-6051-41-8.
• Goodwin, Jason (1998), mwmgLords of the Horizons: A History of the Ottoman Empire, New York, H. Holt, ISBN 0-8050-4081-1.
• Jelavich, Barbara (1983), mwnqHistory of the Balkans, 18th and 19th Centuries, New York, mwngCambridge University Press, ISBN 0-521-27458-3.
• Kinross, Patrick (1977), mwoqThe Ottoman Centuries: The Rise and Fall of the Turkish Empire, Londra, Perennial, ISBN 978-0-688-08093-8.
• mwpaEma Miljković, The Christian Sipahis in the Serbian Lands in the Second Half of the 15th Century (PDF), in Београдски историјски гласник: Belgrade Historical Review, vol. 1, 2010, pp. 103-119.
• Shaw, Stanford J. (1976), mwpgHistory of the Ottoman Empire and Modern Turkey, New York, Cambridge University Press, ISBN 978-0-521-29163-7 (v. I) e ISBN 978-0-521-29166-8 (v. II).

Voci correlate

• mwraGiannizzeri

Altri progetti

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Spahi

Collegamenti esterni

• citerefsapere-itspàhi o spài, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) sipahi, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwswTurkish Sipahis, su militaryarchitecture.com.